Primo contributo aperto. Nel mese di agosto, attraverso un ampio coinvolgimento di territori, forze sociali e produttive, si giungerà alla stesura del documento definitivo.
Preambolo
La crisi economica mondiale, che in Italia si salda con una crisi sociale e politica irrisolta da almeno vent’anni, può trasformarsi in un’opportunità straordinaria. Essa ci mette di fronte ad uno scenario difficilmente prevedibile, e che ha bisogno di nuovi strumenti di lettura e nuove lenti per essere interpretato. Mentre la politica, specie in questi anni, è stata più attenta agli equilibri interni ai partiti e alla gestione del consenso più che del governo, il mondo e la società hanno subito delle trasformazioni che rischiano di renderli indecifrabili a chi li ha osservati con distrazione e pretende di applicare ad essi vecchi strumenti.
Il Partito Democratico è nato per rappresentare e dare risposte nuove alla nostra società. Una società in profonda evoluzione, frammentata, divisa, sempre meno capace di portare a sintesi collettiva le tante pulsioni che in essa vivono e spesso si contrastano. Una società in cui il sogno collettivo è stato sempre più sostituito dal sogno individuale. Esattamente dentro questo contesto di mutamento si è radicato il messaggio berlusconiano, capace di interpretare e rappresentare il sentire più profondo degli italiani. In assenza di un’evoluzione necessaria del modello di welfare, alle istituzioni si sono sempre più sostituite le famiglie e le reti di relazioni nel tentativo di affrontare fenomeni di disagio sociale e di difficoltà economiche. Tutto questo ha portato all’esasperazione di alcuni fenomeni di ‘familismo amorale’, al ripiegamento sulla dimensione personale e ad un sostanziale disinteresse verso le chi ha di meno ed avrebbe bisogno di tutela.
Basilicata è Mezzogiorno
I grandi cambiamenti sociali avvenuti su scala globale hanno profondamente toccato anche la nostra terra. Sarebbe sbagliato pensare il contrario. La Basilicata è pienamente immersa nelle dinamiche del proprio contesto macroterritoriale. È una regione del Mezzogiorno nella quale si riscontrano con accenti più o meno significativi limiti e potenzialità di un modello di sviluppo in larga parte non adeguato alla fase che stiamo vivendo.
Un partito che si candida a guidare il Paese e che è ancora al governo di questa regione deve partire esattamente da qui: dalla capacità di immaginare uno sviluppo dentro macrocontesti regionali, nella cornice del Mediterraneo e nell’agenda di Lisbona.
Deve proporre approcci progettuali relativi ad aree vaste ed ai territori limitrofi soprattutto per quanto riguarda le grandi infrastrutture di collegamento.
Un partito siffatto è un partito che comprende e sviluppa in chiave politica la ancora aperta questione meridionale ma non è un “partito del Sud”.
Certo, siamo nel pieno di un attacco feroce alla unità nazionale ed alla coesione civile del Paese. La Lega si fa promotrice di una idea selvaggia di federalismo presentando l’altra faccia della mancata unità nazionale, contrapponendo al familismo amorale che attraversa tutta la società meridionale l’egoismo locale. E compie questa operazione attraverso una sottile ed insinuante battaglia culturale, attraverso l’accusa di sprechi e corruzione delle classi dirigenti del Sud, attraverso l’immagine di un meridione assistito, non competitivo.
Sappiamo che questa immagine è un forzatura funzionale al disegno dei leghisti ma non possiamo sottacere come “larga parte della classe dirigente del Mezzogiorno (come sostiene Alfredo Reichlin), pur se personalmente onesta, sia prigioniera di un meccanismo che la spinge a ricercare il consenso facendosi tramite del fiume delle sovvenzioni statali ed europee.”
Il Pd lucano dovrà farsi promotore di un’idea di sviluppo dentro una dinamica collaborativa, non rivendicativa.
I diversi livelli di governo devono collaborare nell’ottica della sussidiarietà e della prossimità delle istituzioni. In questa cornice deve inserirsi una idea di federalismo solidale ed una marcata fiducia nello Stato.
Le ultime elezioni amministrative ed europee ci hanno consegnato un messaggio chiaro. Se resta vero che il centrodestra è ancora incapace di costruire una proposta di governo alternativa e realmente credibile è anche vero che risulta sempre più indispensabile una profonda autoriforma del centrosinistra lucano. Un’autoriforma che non può riguardare solo il perimetro dell’alleanza, ma che deve partire proprio dal ruolo guida del Partito Democratico, dal suo pensiero, dai suoi progetti e dai suoi meccanismi decisionali.
Larghi strati della società lucana, a lungo orientati ad un modello di sviluppo assistenziale e compensativo, iniziano a percepire come non più rimandabile il passaggio ad un altro modello di sviluppo. Un modello competitivo, in grado di liberare e valorizzare le tante energie immateriali e materiali presenti sul nostro territorio. Tale passaggio richiede inevitabilmente l’apertura di una nuova stagione costruita su di un rapporto più aperto e contendibile tra società e politica, tra cittadini ed istituzioni, in cui l’apparato pubblico sia programmatore di politiche e non mero strumento per il controllo del consenso.
In questi anni si è troppo spesso avuta la percezione di una politica al tempo stesso troppo distante dai problemi della vita quotidiana dei cittadini e troppo decisa ad influire e determinare su processi sociali che invece richiederebbero una reale autonomia.
Avremo bisogno nei prossimi anni di un esercizio mite del potere, capace di indicare strategie di governo di lungo periodo assieme ai soggetti sociali e nel pieno rispetto delle loro autonome determinazioni. Una Politica intelligente in grado di essere percepita come guida non per la sua potenza ma per la sua autorevolezza. In grado di portare tutto il nostro tessuto sociale alla condivisione di comuni obiettivi di sviluppo e di crescita.
La Basilicata Possibile
Sulla base di una nuova relazione tra politica e società è pensabile immaginare un futuro della Basilicata che sia improntato sulla massima valorizzazione delle risorse presenti. Prioritario dovrà essere:
• Valorizzare le nostre risorse immateriali. Donne e uomini che hanno a cuore il futuro della propria terra e che portano con sé intelligenze, professionalità e passioni da mettere al servizio della nostra comunità. L’investimento nelle nostre scuole, nell’Università di Basilicata e negli enti di ricerca lucani è in questo senso un’azione qualificante senza la quale è impossibile immaginare il futuro della nostra regione.
• Investire nella tutela e nella valorizzazione delle nostre risorse ambientali. In esse c’è un pezzo essenziale della traiettoria di sviluppo verso cui la nostra comunità deve sapersi convintamene incamminare.
• Puntare sulle nostre Città ed integrare tra loro i nostri territori, assumendo come punto di forza e non di debolezza l’assetto pluricentrico che li caratterizza.
• Innovare e riformare la pubblica amministrazione che in Basilicata, più che altrove, riveste un ruolo imprescindibile per sostenere i processi di crescita e di sviluppo. In questo senso diviene essenziale l’avvio di una stagione di rapporti di maggiore autonomia tra classe politica e burocrazia.
• Affrontare con forza il tema del lavoro, a partire dalla sua considerazione quale tratto essenziale di cittadinanza, provando a ridurre la disoccupazione, la sottoccupazione e le tante forme di precarietà che negano soprattutto ai giovani la possibilità di progettare un futuro sereno.
• Considerare come fondamentale il tema dell’apertura e dell’internazionalizzazione, come elemento imprescindibile per il superamento di quel tratto di chiusura e provincialismo che rappresenta un forte limite alle politiche di crescita e di sviluppo.
Le priorità economiche
Il futuro dell’economia lucana passa per una nuova idea di regione che dovrà necessariamente uscire da un confronto con le categorie produttive. Le direttrici di massima riguardano la formazione, la produzione e i servizi.
La Basilicata ha bisogno di un progetto che le dia respiro e che la collochi al centro del mezzogiorno, facendo corrispondere alla centralità fisica una centralità strategica di relazione tra le regioni del sud. Solo se sarà chiaro il progetto potrà essere fatta una programmazione di investimenti, e si potrà evitare che opportunità concrete passino dalla Basilicata senza che siano utilmente sfruttate. La funzione economico - produttiva della Basilicata non deve essere ricercata lontano. È già descritta dalla collocazione geografica e dalle peculiarità fisiche della regione. Appare congeniale alla Basilicata, per un verso il ruolo di cerniera delle regioni del sud, e per altro verso il ruolo di collegamento tra l’economia meridionale e il mercato che si snoda nel mediterraneo. Se ciò è chiaro, tuttavia, occorre prendere atto che in questi anni la macchina amministrativa si è spesso inceppata nelle burocrazie e nei particolarismi, rallentando il processo di ammodernamento delle infrastrutture fisiche.
La Basilicata per i numeri e per la dimensione può diventare il laboratorio di politiche di sviluppo e di governo pubblico, virtuose e da esportare. In questo senso gli anni del governo del centrosinistra, non senza limiti, hanno dato prova di saper promuovere iniziative di crescita e di modernizzazione rispondendo alle esigenze di progresso e di solidarietà. Nei campi della formazione, della produzione e dei servizi si potrà costruire una piattaforma nuova e in grado di rendere in pochi anni la Basilicata una regione che attrae interessi e investimenti per le opportunità che offre.
Formazione: La formazione in Basilicata può diventare il fiore all’occhiello di una regione piccola ma capace di esprimere, generosamente, capitale umano di grande qualità. In questo senso occorre potenziare ciò che già c’è e arricchire l’Università di Basilicata di percorsi di ricerca nei settori strategici dell’economia del XXI secolo. Ciò che davvero va rafforzato è un sistema di ricerca, costruito anche sulla partnership con enti ed istituzioni pubbliche e private, dimensionato ad un’economia in divenire e in grado di attrarre interessi ed energie non solo lucane.
Produzione: L’arco produttivo lucano è composto prevalentemente da piccole imprese, che tuttavia faticano a reggere una crisi che ha (evidentemente) rallentato il circuito virtuoso della produttività. La direttrice resta quella di agevolare l’accesso alle opportunità finanziarie pubbliche e private mettendo in piedi nuovi modelli di garanzia per il credito, e di sostegno per i nuovi investimenti. In questo campo occorre stabilire una fitta relazione con le categorie che sono quotidianamente impegnate sul capo dello sviluppo e del sostegno all’impresa.
Oltre la crisi, però, resta da stabilire il destino dell’economia lucana, partendo dall’assunto che la terra della Basilicata è ricca di risorse naturali che fino ad ora non sono state valorizzate e utilizzate per la loro reale potenzialità. La Basilicata può rappresentare il laboratorio per la messa a punto di un modello “dell’economia dell’energia”. Per le risorse di cui dispone e per le strade intraprese, soprattutto nel settore del petrolio e dell’acqua. Tuttavia, per valorizzare ciò che è stato fatto serve un nuovo sistema di regolazione pubblica. Anche in questo caso la regione dovrà fare la sua parte. E prima ancora il partito, nel suo ruolo di direzione strategia delle politiche pubbliche di sviluppo.
Servizi: I servizi costituiscono un pezzo importantissimo di un’economia moderna. Specie in una piccola regione in cui il tessuto produttivo è scomposto in tante micro realtà e i confini regionali sono, paradossalmente, molto distanti tra loro. L’economia dei servizi presuppone una riorganizzazione degli stessi, partendo dalla consapevolezza che oggi la pubblica amministrazione ha gli strumenti per esternalizzarli. Su questo tema è necessario stabilire un equilibrio tra due esigenze: per un verso la necessità di equilibrare i bilanci nella gestione, per altro verso qualificare i servizi per renderli qualitativamente in grado di rispondere alle reali esigenze della domanda.
Le priorità istituzionali
Il percorso di sviluppo economico e di crescita della Basilicata passa anche attraverso un processo virtuoso di riforme istituzionali. Ad oggi le potenzialità espresse dal nuovo titolo V della Costituzione non sono state colte a pieno.
Da questo punto di vista appare prioritario procedere alla riforma di:
Legge elettorale: Il sistema attuale che prevede il voto singolo di preferenza e il riparto proporzionale dei seggi favorisce chi è sulla scena politica da più tempo, ed ha potuto costruirsi una rete di relazione tale da consentirgli i voti (tanti) che servono per essere eletto. Se è troppo chiedere un sistema elettorale di tipo diverso, quanto meno sarebbe utile introdurre la previsione dell’esercizio della doppia preferenza per gli elettori, eliminando contestualmente il cosiddetto “listino”. In questo modo non sarebbe più un miraggio la mobilità dei gruppi dirigenti in consiglio regionale, perché l’elettore avrebbe più libertà e sarebbe in qualche modo incentivato a dare fiducia anche ad un outsider.
Statuto: La scrittura del nuovo Statuto può rappresentare un passaggio decisivo per sviluppare una nuova coesione tra istituzioni e cittadini. Il nostro partito deve impegnarsi per favorire il coinvolgimento dell’opinione pubblica, attraverso forum tematici e campagne di sensibilizzazione, nella definizione di uno statuto che sancisca i nuovi diritti di cittadinanza, lasciando immutato o riducendo il numero dei consiglieri regionali assegnati.
Costi della Politica: Il nostro partito deve favorire il rigore e l’efficienza delle strutture di supporto alla politica e alle istituzioni elettive, assumendo in particolare i seguenti impegni:
• Contenere le spese di gestione e di funzionamento degli organismi e dei gruppi consiliari.
• Impedire la costituzione di gruppi monopersonali, spesso responsabili del rallentamento dei processi decisionali.
• Continuare l’opera di riorganizzazione e semplificazione di enti ed autonomie subregionali
Il Partito Democratico per la Basilicata possibile
Il progetto del Partito Democratico è nato per riconnettere in Italia politica e società. In una fase di generale indebolimento dei soggetti collettivi e della rappresentanza politica, il Pd è lo strumento che le forze progressiste hanno individuato per dare nuova linfa alla democrazia italiana. La partecipazione può e deve essere la vera leva di questa nuova linfa, provando a tenere insieme nuovi e vecchi strumenti di aggregazione politica, di costruzione degli orientamenti e di formazione e selezione dei gruppi dirigenti.
In Italia, i primi mesi di vita del Pd ci hanno consegnato un quadro ondeggiante tra una spinta nuovista fumosamente retorica ed un potere reale troppo spesso rinchiuso nei gruppi di comando storici che hanno egemonizzato le vicende politiche dei due partiti fondatori.
Il Partito Democratico di Basilicata è una grande forza radicata ed organizzata, che porta con sé l’enorme patrimonio storico dei grandi soggetti politici del novecento assieme al necessario protagonismo dei nuovi movimenti sociali. Il processo di costruzione del partito, tutt’altro che facile e scontato, ha prodotto in questi due anni importanti momenti di avanzamento, senza però riuscire a liberare il campo da tutte le contraddizioni e le difficoltà che un’operazione così ambiziosa portava con sé.
Gli anni che verranno saranno probabilmente quelli decisivi per definire compiutamente l’identità del Pd lucano. Il passaggio delle elezioni regionali del 2010 e il trienno 2010-2013 saranno la vera prova di fuoco che tutti noi dovremo saper affrontare per rilanciare ruolo e funzione del nostro progetto politico. È proprio dentro questa fase che il Pd dovrà rendersi protagonista dell’apertura di un nuovo ciclo del centrosinistra. Un ciclo capace di interpretare le spinte al cambiamento che vengono da una società lucana sempre più in evoluzione. Fuori da ogni sterile contrapposizione tra vecchio e nuovo, diviene essenziale leggere fino in fondo come sia necessario, per la Basilicata, innescare un modello di sviluppo in maggiore sintonia con la fase globale che stiamo vivendo. Per fare ciò ci sarà bisogno del contributo di tutti, sapendo tenere assieme, dentro una logica di costante mobilità dei gruppi dirigenti, le importanti esperienze che hanno guidato il primo ciclo del centrosinistra, con le nuove spinte che vivono oggi nel partito e nella società.
Il Pd lucano deve essere prima di tutto un partito aperto e contendibile. Una grande forza politica, presente su tutti i territori e radicata dentro i soggetti sociali, in cui ad ogni singolo iscritto e militante possa essere dato lo spazio ed il tempo per incidere sui processi decisionali. Un partito caratterizzato dalla mobilità del gruppo dirigente, in cui il radicamento ed il rapporto quotidiano con la società ed i suoi problemi siano elemento qualificante per assumere funzioni di primo piano.
Nello sforzo di ridefinire spazi, tempi e strumenti della politica, il Pd lucano dovrà saper mettere a valore nuove importanti indicazioni emerse nello statuto regionale del partito:
• Un sempre maggior coinvolgimento di iscritti ed elettori rispetto alle scelte di merito da compiersi (forum tematici, conferenza programmatica, etc);
• L’organizzazione delle aree territoriali come portatrici di specifiche peculiarità;
• La valorizzazione delle esperienze maturate sui territori, a partire dal contributo fondamentale che può arrivare dagli amministratori locali, vero nerbo del nuovo partito.
• Il rafforzamento delle autonomie tematiche a partire dall’organizzazione giovanile e dalla conferenza regionale delle donne;
Ancora nello statuto regionale si ribadiscono regole essenziali che costituiscono tratto identitario e non più rinunciabile del Pd. È proprio a partire da esse che può configurarsi un nuovo rapporto virtuoso con le esigenze della società lucana:
• L’apertura dei processi di definizione delle candidature;
• La temporaneità e rotazione degli incarichi;
• Il limite dei mandati elettivi;
La promessa di innovazione e partecipazione sotto i cui auspici il Pd è nato è ancora valida.
Innovazione è una parola della quale si è spesso abusato. Essa è un contenitore che può essere riempito in vario modo. Oggi il bisogno di innovazione della società chiede una risposta che rimetta al centro il ruolo della politica. Su questo terreno occorrono meccanismi di coordinamento più efficaci tra partito e governo della cosa pubblica. Questo deve consentire la partecipazione in primo luogo degli iscritti al partito alle scelte di governo e, in secondo luogo, la maturazione di una condivisione della responsabilità da parte di tutto il partito del governo della cosa pubblica.
Non può esservi alcuna innovazione in politica senza una spinta decisa all’apertura dei luoghi di discussione ed elaborazione.
Restituendo alla politica e al partito il loro ruolo di strumenti per la trasformazione della società, potremmo costruire la Basilicata possibile.
Il progetto del Partito Democratico ha senso proprio se riesce a porsi come costruttore di una nuova società in Basilicata. Un società che coniughi sviluppo e solidarietà come leve imprescindibili per vincere le sfide del nuovo contesto nazionale ed internazionale.
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