L’ex capogruppo: “Il nostro appuntamento di sabato non è la contro-Leopolda”.

Ricordando Antonio Luongo. Speranza: “Un padre politico”

- Sui funerali del dirigente Pd: “Presenza e abbraccio di Renzi a Potenza mostrano che il partito è unito”

Pubblicato oggi su l’Unità
di Natalia Lombardo
“Per me Antonio Luongo, un compagno, è stato un padre politico. E la presenza di Mattteo Renzi ieri al funerale a Potenza è stato un gesto molto bello. Luongo era tutto fuorché renziano, ma il premier era accanto a me in prima fila in chiesa, si è stretto alla moglie e alla figlia di Antonio. Sul sagrato c’è stato un abbraccio vero fra me e lui, un momento toccante che dimostra come, nonostante le differenze, questo partito sia una comunità, una famiglia. E può essere unito anche con voci diverse”. Roberto Speranza, leader di sinistra riformista è appena tornato da Potenza, dove nella chiesa del rione Betlemme si sono svolti i funerali di Antonio Luongo, segretario regionale del Pd lucano, 57 anni, scomparso improvvisamente martedì scorso per un malore e un incidente avuto in auto.
Non si aspettava la partecipazione di Renzi al funerale di Luongo?
“Antonio Luongo no ha votato Renzi alle primarie ed è stato l’unico segretario regionale del Pd a non firmare la lettera in sostegno delle riforme. Al congresso regionale ha battuto il candidato renziano. Per Renzi è stato un avversario, ma ieri il premier era con noi in chiesa, e anche Lorenzo Guerini. Un segno di sensibilità che dimostra che siamo un grande partito, l’unico del resto”
Quando si creano le differenze?
“Le differenze ci sono ma costituiscono un pluralismo di idee, non possono essere l’ostacolo a sentirsi una grande comunità. Ci sono sui temi specifici, io mi sono dimesso da capogruppo alla camera in dissenso sulla legge elettorale. E sulla stabilità rivendico le mie opinioni; sono contrario all’aumento dell’uso di contanti, e penso che sulla Tasi abolita per tutte le prime case si faccia un regalo a chi ha di più. Le posizioni della segreteria Pd sulla politica estera, invece, sono apprezzabili”.
Una posizione cauta e che guarda alle conseguenze delle azioni rispetto agli altri stati europei.
“La politica estera del governo è in linea con la vocazione euromediterranea dell’Italia, che ha sempre fatto da cerniera tra Sud e Nord, tra Est e Ovest, capace di parlare agli Usa e alla Russia, agli arabi e agli israeliani. Ecco, questo ci convince”.
Quindi si tratta di confrontarsi sulle cose, più che dividersi.
“Il confronto delle idee e il pluralismo possono essere una ricchezza. Da parte nostra non c’è un contrarietà a prescindere ma la volontà di un confronto sui temi reali”.
L’iniziativa di sabato della minoranza dem parte da questa volontà di confronto? E’ stata vista come la contro- Leopolda.
“Vogliamo esprimere il nostro punto di vista sul ‘mondo che cambia’, che è il titolo della giornata, un approfondimento sui nuovi rapporti internazionali dopo Parigi. Abbiamo invitato anche il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, infatti. L’incontro è stato spostato dal 5 al 12 per non sovrapporsi con le giornate dei banchetti. Non è una contro-Leopolda, è un altro punto di vista nel Pd, diverso da quello renziano”.
In prospettiva cosa immagina?
“Dico un fermissimo no al partito della Nazione, una forza indistinta nella quale c’è tutto e il contrario di tutto senza confini tra destra e sinistra”.
In questo senso la lettera dei sindaci è una spinta importante?
“Va nella direzione giusta. Il Pd deve essere il cardine del nuovo centrosinistra che dialoga con il civismo e le associazioni. Le primarie infatti sonno l’antidoto al Partito della Nazione”.
La minoranza mette in discussione il doppio ruolo di segretario Pd e Premier. Secondo lei non dovrebbe essere la stessa persona?
“Penso che la coincidenza tra segretario e premier non abbia aiutato il Pd, che dovrebbe essere il partito autonomo. Sul territorio rischia di ridursi a una sommatoria di comitati elettorali e sul piano nazionale fa da megafono a Palazzo Chigi. Autonomo nel senso che deve essere capace di dialogare con i soggetti sociali del lavoro e dell’impresa, con studenti ed intellettuali. Non un Pd che amplifica solo le scelte del governo”.
Sabato nasce un nuovo Correntone?
“La parola ‘correntone’ non mi piace. Non serve una corrente strutturata, ma un punto di vista diverso da quello di Renzi che parta dalla vocazione originaria del Pd. Sulla Stabilità abbiamo presentato delle proposte insieme nel segno dell’equità. E con chi è uscito dal Pd, anche se non ne condivido la scelta, si deve dialogare, creare un ponte per un nuovo centrosinistra”.